mercoledì 30 dicembre 2015

Nuevos barrios en el DF

Terzo giorno, ultimo al DF.
Sveglia alle 5.30, maldito jet lag.
Unico vantaggio è che posso approfittare della splendida luce all'alba e uscire a fotografare la città che si sveglia, regalandomi alcuni scorci di vita vera, un bimbo che gioca felice con il nonno su un carrello porta pacchi, il ragazzo dei giornali che spacchetta le notizie di giornata, un senzatetto che impacchetta il suo fagotto, gli immancabili fanatici runner e un intero plotone (almeno 500) di poliziotti in assetto da battaglia manco ci fosse la terza guerra mondiale che fanno colazione e si preparano compatti a disperdersi en El Centro in realtà per passare la solita tranquilla giornata di cazzeggio.
Oggi vediamo due quartieri per noi nuovi, Roma e Condesa, definiti da tutti culla del design, dello shopping, delle gallerie d'arte e dei migliori ristoranti.
Appena si entra in Parque Rio de Janeiro a Roma, cioè... a Roma ma a Città del Messico, in Parque Rio... praticamente un interspazio...
scherzi a parte, ciò che immediatamente ti avvolge è una sensazione stranissima, mai provata prima in questa città è che in effetti ti sconvolge per l'inusità da queste parti di un fenomeno tanto normale:
il silenzio...
Qui regna la tranquillità, case basse, viali alberati, parchi, fontane, gente che porta a spasso il cane, insomma... un piacere in cui perdersi camminando col naso all'insù, fotografando sprazzi di luce tra le fronde, godendosi l'atmosfera passo dopo passo finché... PLAF! una maledetta cloaca si interpone sul mio cammino e approfittando del mio naso all'insù mi riporta rapidamente alla realtà!
La zona è veramente gradevole, anche se a dire il vero di designer e gallerie d'arte non ne incontriamo molti, anzi quasi nessuno  e purtroppo nel periodo di festa molti ristoranti e negozi sono chiusi... aspetta, non è vero, uno è aperto, e ha anche cose carine, va che belle scarpe, che dici me le provo? 30€! fantastico! Provo la destra... perfetta, il 9 è già il mio numero! Ok le prendo, mi dà l'altra per favore? ........ mmm della sinistra ho solo l'8, un numero meno, le va bene lo stesso vero?
NOOO, ma come un numero meno??? Ma non le vendete al paio?
Che sfiga! Ora è ufficiale, pestare una merda non porta fortuna.
Proseguiamo per il Mercado Roma, un bel centro con vasta offerta culinaria ed enogastronomica messicana e non, in stile molto hipster che anche qui imperversa prepotentemente in tutte le sue forme, barber shops compresi.
Qui, dopo un gustoso burrito ripensato in stile sushi ci imbattiamo in un grazioso orto verticale e in una fila di calaveras da cui spuntano piante aromatiche, rivisitando De Andrè si può dire che dai teschi nascono i fior dai diamanti non nasce niente...
Finiamo di gironzolare attorno a Parque Mexico e Avenida Amsterdam a Condesa dove Carolina trova un paio di scarpe per meno di 30€ ed entrambe dello stesso numero! Così non vale però...
la merda l'ho pestata io, mica lei!
Non mi resta che consolarmi con un gelato al Mamey alla Neveria Roxy.
Ritornati alla base ci rilassiamo un po' al tramonto su un'amaca nel patio del b&b. Che spettacolo!
Per combattere il jet lag decidiamo che per cena dobbiamo assolutamente uscire e scegliamo un ristorante peruviano a Polanco, altro quartiere a noi nuovo, molto moderno, una lunga e triste infilata di negozi di marca e ristoranti che ti dà la sensazione che potresti essere ovunque, Singapore? Dubai? Santiago? Insomma, un non luogo.
La cosa più bella di tutto il quartiere la incontriamo appena scesi dalla metropolitana, uscendo infatti ci imbattiamo in una scalinata musicale, ovvero che riproduce visivamente la tastiera di un pianoforte alternando gradini completamente bianchi a gradini che invece presentano anche l'inconfondibile parte nera... La cosa veramente magica però è che quando la si percorre la scala suona davvero! Per un momento ci siamo sentiti come Tom Hanks in Big e ci siamo chiesti come mai un'idea così semplice e al contempo così bella non sia ancora stata replicata in tutte le scale del mondo!
La cena a base di ceviche, pisco sour, polpo alla griglia, tonno al tamarindo e maialino laccato non è male... unico neo, a noi sembra già notte fonda e siamo talmente stanchi che per poco non ci addormentiamo con la faccia nel piatto.
L'indomani finalmente sveglia alle 7, forse iniziamo a ragionare...
Ci svegliamo con la triste notizia della dipartita del povero Lemmy (RIP), uno dei padri dell'heavy metal a cui dedichiamo un pensiero e facciamo i complimenti per aver retto fino a 70 anni nonostante l'enorme quantità di mezzi autodistruttivi testati nel corso della sua sfrenata esistenza.
Dopo colazione e quattro chiacchiere con due ragazzi di Chicago impacchettiamo i nostri zaini e salutiamo con una lacrimuccia il Chaya b&b in cui ci siamo veramente trovati bene in tutto, consigliatissimo!
In metro un signore ci sorride vedendoci bardati manco dovessimo star via 6 mesi e scorgendo i nostri sguardi dietro agli zaini ci augura buon viaggio, al terminal autobus del norte spilucchiamo nachos con frijoles y una cervecita, ci godiamo la scena di due innamorati che si baciano e si scambiano sorrisi come nelle soap e saltiamo su sull'autobus, scoprendo con nostra gioia che sono ancora più lussuosi di 5 anni fa, sembra di stare in business class! 
San Miguel de Allende arriviamo!

martedì 29 dicembre 2015

Arte y progreso.

Secondo giorno, siamo in piedi all'alba grazie al jet lag e al raffreddore che non ci molla peggio del canone Rai, la colazione è super tra frutta fresca, tortilla e yogurt fatto in casa, il B&B si conferma vincente.
Oggi giornata di emozioni...si torna da Frida. 
Arriviamo a Coyocan percorrendo l' ultimo tratto di strada con il colectivo, fa caldo e il cielo é di un blu intensissimo quasi davvero da ricordare la casa azul, siamo in calle Londres e mi batte il cuore fortissimo, ci sono di nuovo e non ci credo...superato 
l'angolo non ci credo davvero, il museo ha aperto da dieci minuti e c'è una coda infinita...ma noooo.
Assodato in un secondo che noi lí entreremo comunque, da astute faine decidiamo di dividerci, io mi metto in coda mentre Ste va a cercare la connessione per comprare i biglietti online ed entrare cosí rapidamente.
In effetti il trucchetto funziona e riusciamo a risparmiarci almeno tre quarti d' ora di fila.
Il batticuore è lo stesso di cinque anni fa, sono felice e commossa Frida sono da te.
La casa azul con il suo meraviglioso giardino ricco di piante e oggetti d'arte precolombiana è davvero un posto magico, la presenza di Frida è potente e ti senti accolto come se quella casa l'avessi vissuta e frequentata anche tu, abbiamo addosso una serenità davvero rara.
Concludiamo la visita con la bellissima esposizione temporanea dei suoi abiti e dei suoi accessori, l'allestimento è davvero ben fatto, la mostra è toccante sono esposti anche i busti ed i gessi che ha portato nel corso di tutta la vita, gli abiti da tehuana sono contestualizzati infatti indossarli per Frida non era solo una questione di comoditá per mascherare con le giuste proporzioni (gonne ampie e lunghe e bluse corte) le continue trasformazioni del suo corpo dovute alla polio e alle numerose operazioni subite alla colonna vertebrale; ma la scelta di vestirsi da tehuana rientra in un discorso antropologico di appartenenza alle proprie radici come Messicana e come donna tehuana, sua madre era infatti originaria di Oaxaca e della tribù dei tehuantepec come si puó notare anche dal modo di acconciare i capelli, in particolare dalle trecce. Frida e Diego sono comunemente legati dal rispetto delle proprie radici e non ne fanno un mistero, esprimono e rivendicano costantemente di essere messicani, Diego avrá un distacco, non  ideologico, durante il periodo americano, ma le loro opere sempre dense di significato seppur evidentemente diverse per stile e realizzazione saranno uno dei maggiori canali per divulgare la conoscenza del Messico oltreoceano, un chiaro messaggio quasi come dire hey gringo noi siamo qui e siamo Messicani, nelle nostre vene scorre sangue indio e ne siamo fieri. Che artisti e che vite straordinarie! Potremmo parlarne per ore, ma purtroppo non abbiamo moltissimo tempo per cui salutiamo la casa azul e gironzoliamo per Coyocan, dove ci fermiamo per pranzo ammirando al sole caldo la piazza gremita di gente e la splendida facciata della Iglesia de Juan Baptista insieme allo splendido chiostro 
dell' ex monastero adiacente. Finiamo di gironzolare tra librerie ( c'é una quantità impressionante di librerie indipendenti) e mercati e rientriamo verso il centro di Città del Messico, in direzione Laboratorio de Arte Alameda. Questo meraviglioso polo culturale si trova all' interno dell'ex Convento San Diego, proprio quello il cui campanile si erge sul tetto del nostro B&B e su cui affaccia la finestra della nostra camera. Il complesso é del 1591 probabilmente é la chiesa più antica di Città del Messico, con l' inquisizione i preti furono cacciati e il convento fu parcellizzato, alcuni lotti furono venduti andando a creare l'odierna viabilità cittadina dando la nascita a nuove vie commerciali. Della struttura originaria rimangono il tempio, il chiostro, il coro a due ordini e due cappelle di cui una in ristrutturazione, dopo essere stato nel 1964 sede della Pinacoteca Virreinal l'ex Convento San Diego oggi é diventato un laboratorio d'arte che ospita e organizza mostre prediligendo soprattutto il rapporto tra arte e tecnologia. Visitiamo "Cultivos" la mostra/installazione di Gilberto Esparza che é anche un lavoro di ricerca dedicato alle coltivazioni. Attraverso il connubio tra arte, biologia e robotica studia come ripulire le acque del mondo realizzando "piante nomadi" e al contempo produrre energia pulita attraverso le piante autofotosintetiche. Siamo estasiati, neanche ad Arles durante il festival di fotografia ero rimasta così meravigliata guardando la mostra di David LaChapelle allestita in una chiesa sconsacrata, qui vediamo davvero il futuro.
Terminata la visita ci dirigiamo verso lo Zocalo, ci spostiamo a piedi per rivedere lungo il tragitto il Palacio de Bellas Artes, la casa de los azulejos convertita a galleria commerciale, ma che mantiene al suo interno un magnifico murales di Orozco e, la torre Latinoamericana dove tentiamo di entrare per salire al belvedere ma c'è troppa gente e rinunciamo.
Facciamo un po' fatica a girare c'è tantissima gente in alcuni punti siamo addirittura fermi nella calca e visto che la giornata é stata lunga torniamo al b&b per docciarci e uscire a cena...sì certo come no.. ci siamo addormentati come due babbi per cui niente cena e doccia alle undici di sera!
Hasta mañaña!





lunedì 28 dicembre 2015

El regreso

Siamo arrivati!
Dopo un viaggio lungo ma abbastanza comodo eccoci nuovamente tra le vie del "Monstruo" e in mezzo al caos piú totale siamo investiti da gente, rumori, odori, luce e caldo. Prenotiamo un taxi e ci dirigiamo verso il centro, questa volta abbiamo scelto di stare in un' altra zona della città infatti non saremo più vicini allo Zocalo, l'enorme piazza centrale circondata dal Palacio Nacional e dalle Cattedrale, ma vicino al parco dell'Alameda Central. Siamo accanto al museo Mural Diego Rivera costruito appositamente nel 1986 per contenere una delle sue opere più famose e incredibili (15 metri di murales) il "Sueño de una tarde Dominical en la Alameda" esposto precedentemente all'Hotel del Prado distrutto dal terremoto del 1985; il nostro B&B si trova all' ultimo piano di un antico palazzo completamente ristrutturato e ripensato come struttura che possa accogliere gallerie d'arte, botteghe e ristoranti, inizialmente rimaniamo un po' basiti ma ci ricrederemo non appena arrivati in cima.
Siamo sul tetto circondati da luci d'atmosfera, piante grasse, amache e il meraviglioso campanile dell'ex convento San Diego oggi centro d'arte tecnologica e contemporanea, ma ne parleremo più avanti. Capiamo di essere nel posto giusto!
Ci sistemiamo e mangiamo un boccone in zona, intorno a noi tantissime bancarelle addobbi di Natale e l' immancabile sfilza di baracchini improvvisati, altro che food truck festival questo è il vero street food e con ancora nelle narici l' odore pungente dei tacos andiamo a letto.. Siamo in Messico!!




domenica 20 dicembre 2015

MESSICANDO 15/16



Sono passati ormai 5 lunghi anni dalla nostra prima esperienza messicana e da un po' di tempo, dentro di noi, si sta facendo largo in modo assolutamente naturale e inarrestabile il bisogno di sentirsi addosso di nuovo la polvere del Messico.
Abbiamo bisogno di riviverla, di riassaporarla e di riportarne a casa con noi ancora un po' per poter resistere senza di lei fino alla prossima volta!
Questa volta il nostro itinerario ci farà scoprire i cambiamenti cosmopoliti del DF e rivivere le emozionanti visioni di Diego e Frida...
...ci porterà nuovamente nello stato di Guanajuato, nella culla della rivoluzione e dell'indipendenza messicana, tra città coloniali, pueblos magicos e luoghi fantasma...
...ed infine ci farà tuffare nuovamente nelle acque del pacifico e respirare l'aria della giungla tropicale a San Pancho, dove speriamo di poter incontare finalmente le balene e scoprire di persona se è vero che... "loro lo sanno".