Secondo giorno, siamo in piedi all'alba grazie al jet lag e al raffreddore che non ci molla peggio del canone Rai, la colazione è super tra frutta fresca, tortilla e yogurt fatto in casa, il B&B si conferma vincente.
Oggi giornata di emozioni...si torna da Frida.
Arriviamo a Coyocan percorrendo l' ultimo tratto di strada con il colectivo, fa caldo e il cielo é di un blu intensissimo quasi davvero da ricordare la casa azul, siamo in calle Londres e mi batte il cuore fortissimo, ci sono di nuovo e non ci credo...superato
l'angolo non ci credo davvero, il museo ha aperto da dieci minuti e c'è una coda infinita...ma noooo.
Assodato in un secondo che noi lí entreremo comunque, da astute faine decidiamo di dividerci, io mi metto in coda mentre Ste va a cercare la connessione per comprare i biglietti online ed entrare cosí rapidamente.
In effetti il trucchetto funziona e riusciamo a risparmiarci almeno tre quarti d' ora di fila.
Il batticuore è lo stesso di cinque anni fa, sono felice e commossa Frida sono da te.
La casa azul con il suo meraviglioso giardino ricco di piante e oggetti d'arte precolombiana è davvero un posto magico, la presenza di Frida è potente e ti senti accolto come se quella casa l'avessi vissuta e frequentata anche tu, abbiamo addosso una serenità davvero rara.
Concludiamo la visita con la bellissima esposizione temporanea dei suoi abiti e dei suoi accessori, l'allestimento è davvero ben fatto, la mostra è toccante sono esposti anche i busti ed i gessi che ha portato nel corso di tutta la vita, gli abiti da tehuana sono contestualizzati infatti indossarli per Frida non era solo una questione di comoditá per mascherare con le giuste proporzioni (gonne ampie e lunghe e bluse corte) le continue trasformazioni del suo corpo dovute alla polio e alle numerose operazioni subite alla colonna vertebrale; ma la scelta di vestirsi da tehuana rientra in un discorso antropologico di appartenenza alle proprie radici come Messicana e come donna tehuana, sua madre era infatti originaria di Oaxaca e della tribù dei tehuantepec come si puó notare anche dal modo di acconciare i capelli, in particolare dalle trecce. Frida e Diego sono comunemente legati dal rispetto delle proprie radici e non ne fanno un mistero, esprimono e rivendicano costantemente di essere messicani, Diego avrá un distacco, non ideologico, durante il periodo americano, ma le loro opere sempre dense di significato seppur evidentemente diverse per stile e realizzazione saranno uno dei maggiori canali per divulgare la conoscenza del Messico oltreoceano, un chiaro messaggio quasi come dire hey gringo noi siamo qui e siamo Messicani, nelle nostre vene scorre sangue indio e ne siamo fieri. Che artisti e che vite straordinarie! Potremmo parlarne per ore, ma purtroppo non abbiamo moltissimo tempo per cui salutiamo la casa azul e gironzoliamo per Coyocan, dove ci fermiamo per pranzo ammirando al sole caldo la piazza gremita di gente e la splendida facciata della Iglesia de Juan Baptista insieme allo splendido chiostro
dell' ex monastero adiacente. Finiamo di gironzolare tra librerie ( c'é una quantità impressionante di librerie indipendenti) e mercati e rientriamo verso il centro di Città del Messico, in direzione Laboratorio de Arte Alameda. Questo meraviglioso polo culturale si trova all' interno dell'ex Convento San Diego, proprio quello il cui campanile si erge sul tetto del nostro B&B e su cui affaccia la finestra della nostra camera. Il complesso é del 1591 probabilmente é la chiesa più antica di Città del Messico, con l' inquisizione i preti furono cacciati e il convento fu parcellizzato, alcuni lotti furono venduti andando a creare l'odierna viabilità cittadina dando la nascita a nuove vie commerciali. Della struttura originaria rimangono il tempio, il chiostro, il coro a due ordini e due cappelle di cui una in ristrutturazione, dopo essere stato nel 1964 sede della Pinacoteca Virreinal l'ex Convento San Diego oggi é diventato un laboratorio d'arte che ospita e organizza mostre prediligendo soprattutto il rapporto tra arte e tecnologia. Visitiamo "Cultivos" la mostra/installazione di Gilberto Esparza che é anche un lavoro di ricerca dedicato alle coltivazioni. Attraverso il connubio tra arte, biologia e robotica studia come ripulire le acque del mondo realizzando "piante nomadi" e al contempo produrre energia pulita attraverso le piante autofotosintetiche. Siamo estasiati, neanche ad Arles durante il festival di fotografia ero rimasta così meravigliata guardando la mostra di David LaChapelle allestita in una chiesa sconsacrata, qui vediamo davvero il futuro.
Terminata la visita ci dirigiamo verso lo Zocalo, ci spostiamo a piedi per rivedere lungo il tragitto il Palacio de Bellas Artes, la casa de los azulejos convertita a galleria commerciale, ma che mantiene al suo interno un magnifico murales di Orozco e, la torre Latinoamericana dove tentiamo di entrare per salire al belvedere ma c'è troppa gente e rinunciamo.
Facciamo un po' fatica a girare c'è tantissima gente in alcuni punti siamo addirittura fermi nella calca e visto che la giornata é stata lunga torniamo al b&b per docciarci e uscire a cena...sì certo come no.. ci siamo addormentati come due babbi per cui niente cena e doccia alle undici di sera!
Hasta mañaña!

Nessun commento:
Posta un commento