martedì 5 gennaio 2016

San Pancho: el generoso Pacifico

Dopo una notte in autobus molto comoda per qualcuno un po' meno per altri ehehemm..arriviamo finalmente al mare e San Pancho, nello stato Nayarit, l'ultima tappa di questo viaggio.
Appena arrivati, i cellulari ci informano automaticamente che in Nayarit è in vigore un fuso orario diverso e che quindi le ore che ci separeranno dall'Italia saranno 8 e non più 7. Meno male che ce ne siamo accorti, sennò come già più volte accaduto in passato avremmo sbagliato orari per i trasporti o fatto figuracce con malcapitati compagni di escursioni!!
L'hotel Casa San Pancho è molto bello, la camera non sarà pronta prima del pomeriggio ma ci permettono di lasciare i bagagli mentre ci rilassiamo al mare... finalmente il Pacifico!
Il cielo è azzurro pennellato di innocue nuvole biancastre, le onde schiaffeggiano la spiaggia con ritmo costante, i pellicani attraversano la baia in geometriche formazioni e noi ci stendiamo al sole per goderci qualche giorno di meritato relax!
Insomma bando alle ciance è una figata pazzesca!
Qui con grandissimo piacere rivediamo dopo 5 anni Loredana e Renato, si sono trasferiti qui da Zipolite a inizio 2015 e ora gestiscono il buonissimo ristorante "Il Santo" deliziandoci con la migliore focaccia mangiata fuori Italia e raccontandoci un po' le loro avventure messicane e la loro nuova vita a San Pancho. Grazie per queste cene top, non lo dimenticheremo!
Grazie a Lori fortunatamente scopriamo che per non creare confusione con gli aeroporti e i numerosi turisti vige l'ora di Vallarta quindi non dobbiamo dare retta ai cellulari e che la differenza con l'Italia torna ad essere di 7 ore... insomma qualche casino con gli orari non riusciamo proprio a non farlo!
San Pancho ci piace molto, l'atmosfera è tranquilla, la natura incontaminata si raccoglie intorno alla bellissima spiaggia di circa 5 km, svariate specie di uccelli non permettono al silenzio di avere la meglio e il clima è  decisamente rilassante.
La cosa stupefacente è come questo piccolo angolo di mondo attiri l'interesse di una svariata gamma di persone che va dagli alternativi in cerca di una qualche verità, a uomini apparentemente normali in fuga da chissà quale passato, per finire agli stramiliardari che qui hanno deciso di costruire la propria megavilla.
Così ci sono Nicola, ex professore di educazione fisica mantovano che ha mollato tutto e ora dipinge e vive con la nuova compagna messicana...
c'è Enrico, un cocinero di Roma che dopo 9 anni in giro per il centroamerica ora è approdato qui e saltuariamente cucina per gli americani; lui fa la besciamella con il burro, mica con la margarina come tanti altri...
c'è Renato che ormai qui è lanciatissimo imprenditore ma che quando la stagione rallenta va a far da mangiare sui monti della California nelle farm e c'è Gilles Ste-Croix, cofondatore del Cirque di Soleil, che qui ha messo su una "casetta" e ha portato avanti un progetto circense - Circo de los niños - con i ragazzini di San Pancho. Ciò che è veramente particolare è che tutte queste persone così lontane e così diverse, qui convivono con una naturalezza inaspettata, come se partendo da punti molto distanti tra loro in cerca di cose completamente differenti finiscano per attraccare nello stesso porto che molto democraticamente accoglie tutti senza distinzione, quasi adattandosi per dare ad ognuno un motivo per restare. Es el  Mexico chicos.
Ancora una volta il Messico si conferma un paese di forti contraddizioni, in cui semplicemente stando seduto a guardare l'orizzonte puoi incontrare balene, delfini, mante, pellicani e pappagalli (tutto questo in un solo giorno, veramente memorabile! Que suerte!) finendo poi a scontrarti anche con un'altra faccia, più scura e purtroppo non meno reale, dove alcuni bambini, per aiutare la famiglia, lavorano duramente in spiaggia vendendo cocos, piñas, y brochetas de camarones e dove un sindaco, Gisela Mota, viene assassinata a bruciapelo in casa propria a soli 33 anni e a meno di 24 ore dall'insediamento, per aver cercato di contrastare il dominio mafioso dei narcos. Questa notizia, apparsa anche sulle agenzie straniere  ci tocca molto, davvero.
Terminiamo i nostri giorni a San Pancho con una visita alle Islas Marietas, sperando di vedere le balene da vicino. Partiamo di buon mattino con Luis dell'agenzia Santa Madre (molto gentile, consigliatissimo!) e raggiungiamo punta Mita, da lì con una lancha puntiamo Las Marietas con gli occhi fissi al mare. Trascorse un paio d'ore visitando grotte marine e facendo snorkeling tra variopinti pesci tropicali tocca rientrare... purtroppo di balene oggi non se ne vedranno, ma facciamo la conoscenza della simpatica famiglia di Josè Luis e Adriana, con le figlie Victoria e Alba. Vengono da Queretaro, passiamo insieme un pranzo veloce che molto gentilmente ci tengono ad offrirci, restiamo senza parole e ricambiamo invitando Alba a contattarci quando vorrà venire in Italia a studiare.
Anche questa volta il Messico ci ha donato un'incredibile rosa di emozioni, odori, sapori, colori e persone che porteremo sempre con noi e che ci fanno percepire prepotentemente una certezza su tutte, ovvero che anche questa volta è solo un arrivederci.
Ultima favolosa cena dai nostri amici Lori e Rena ma prima ci godiamo un magnifico tramonto e come per magia...Appaiono all'orizzonte...eccole!!!Le Balene!!!Sono vicinissime alla spiaggia iniziamo a vedere i loro respiri, soffi fortissimi, poi esce una coda, si tuffano e giocano per quasi un'ora davanti ai nostri occhi increduli mentre il cielo si tinge di color arancio vivido e realizziamo che questo sarà sicuramente uno dei momenti più emozionanti della nostra vita. Grazie Pacifico y hasta pronto querido México!

lunedì 4 gennaio 2016

E' vero... Loro lo sanno

Il lunedì San Pancho si svuota, ormai sulla playa siamo in pochi, il sole domina incontrastato un azzurrissimo cielo, una leggera brezza rinfresca l'aria e perfino l'oceano, oggi più calmo, sembra essersi preso una meritata siesta. Ad un tratto l'atmosfera cambia - Carolina se ne accorge subito, lei queste cose le sente sempre - una corrente disegna una striscia velata nel mare, i pesci si agitano in superficie e i pellicani prendono a volteggiare percependo il facile spuntino.
Eccole!
In lontananza, all'orizzonte, così vicine da essere viste, così lontane da essere fotografate... meglio così, è un'immagine che deve rimanere impressa nella memoria, dove non la si perde, dove non servono altri mezzi per rivederla...
Un riflesso argenteo nel mare, uno sbuffo...
Di nuovo!
Riflessi, sbuffi, tre, quattro si susseguono scuri contrastando l'azzurro cielo.
Sono loro... le balene.
Sono passate a salutarci durante il loro lungo viaggio.
Loro sì che lo sanno, hanno una meta, ti ricordano che c'è sempre una meta, quasi ti fanno invidia perché loro la conoscono ma al contempo ti rassicurano...
con il loro tranquillo incedere in un oceano che spesso è tutt'altro che pacifico, è come se ti bisbigliassero che un giorno anche tu la troverai, lasciandoti lì, in pace con te stesso a scrutare l'orizzonte.

San Miguel de Allende

Primo giorno 
Arriviamo a San Miguel in autobus dopo un viaggio davvero confortevole e siamo molto contenti perché con questa compagnia (ETN) non abbiamo mai viaggiato prima, ma lo faremo per ben 11 ore nella tratta Leon/San Pancho per cui evviva!!
Ancora in autobus, dall'alto iniziamo ad intravedere la vallata di San Miguel de Allende, che deve il suo nome a Ignacio Allende, uno dei padri dell'indipendenza messicana insieme a padre Miguel Hidalgo.
La luce del tramonto risalta i colori accesi delle case in stile coloniale e le guglie e i campanili delle numerose chiese spiccano imperiose. L'impatto è davvero suggestivo.
Arriviamo al nostro b&b (casa de las conservas gold) che è in buona posizione appena fuori dal centro ma non è granché, non pulitissimo, un po' buio e la rete non funziona quasi mai. Sconsigliatissimo, anche se a Capodanno non si trova granché e i prezzi sono davvero proibitivi.
Doccia al volo e si esce.
Andiamo verso il centro alla scoperta del pueblo e per capire cosa fare il 31 per la noche vieja.
Terminata la prima ripidissima salita verso il centro (si prevedono tre giorni intensi di rassodamento chiappe) ci imbattiamo in un ristorante che sembra promettere molto bene sia dal menù che dall'ambientazione. Si chiama "Aperi", ha posto per la cena e decidiamo di prenotare per le 21, continuiamo così il nostro giro e arriviamo a El Jardin, la piazza principale la vista cui vista è spettacolare, ormai è buio e la cattedrale è completamente illuminata, la piazza presenta i tipici alberi con le chiome tagliate a cilindro che si trovano nello stato di Guanajuato e una numerosa banda ci accoglie con una versione strumentale di My Way. 
Bienvenidos!
Passiamo all'ufficio del turismo e scopriamo che il 31 sera in piazza ci sarà un concerto di vari gruppi locali per cui non resta che trovare una soluzione per la cena e la cosa si dimostra abbastanza difficile...vabbè male che vada ci affideremo alla comida en la calle che in Messico è una garanzia ed è presente ad ogni angolo.
Nell'attesa della cena ci concediamo un aperitivo su una delle splendide terrazze che dominano le viette centrali, tra cactus e arredamento coloniale da qui la vista è mozzafiato, la musica dalla piazza riempie l'aria e noi iniziamo ad entrare in mood relax.
Torniamo al ristorante, il patio è molto bello e la cena è davvero ottima, involtini di avocado e branzino, calamaro scottato con funghi di San Miguel e purè di cipolle, tonno alla griglia con insalata di salicornia e un Sotol per finire.
A fine cena lo Chef e proprietario esce dalla cucina e passa a salutare, é molto professionale e gentile, si chiama Matteo Salas è nato a Milano ma ha sempre vissuto al DF. Facciamo due chiacchiere, ci racconta un po' di sé e ci dice che Aperi ha vinto un prestigioso premio come miglior nuovo ristorante del Messico e ci consiglia qualche posto da visitare nei dintorni. Ovviamente non ha posto il 31 per cui ci salutiamo..chissà magari ci rivedremo altrove!

Secondo giorno.
Finalmente ci svegliamo ad un'ora decente, ormai siamo definitivamente tarati sull'orario messicano.
Oggi ci dedichiamo esclusivamente alla città, San Miguel è patrimonio Unesco dal 2008 ed è uno dei pueblos piú belli del Messico, pur essendo piccola é ricchissima di chiese per cui iniziamo da quelle. I templos sono molto belli esteriormente, con colori accesi e cupole e guglie in stile europeo, il tutto grazie alla mano dell'architetto Zeferino Gutierrez che viaggiando per l'Europa imparó e importó stili qui sconosciuti, in effetti la Cattedrale ha un'architettura mai vista prima in Messico, gli interni sono gradevoli, ma non conservano niente di così importante.
Giungendo alla cattedrale rimaniamo incuriositi dall'arrivo di una sposa in carretto molto sobria ed elegante, che è una rarità qui in Messico dove solitamente i matrimoni sono il tripudio del kitsch, ci godiamo l'entrata con davvero poco da commentare, ma il tempo di raggiungere la prossima piazza e la conferma che si tratta di un'eccezione lascia subito spazio ad un Hummer limousine fucsia da cui scende una raggiante sposa in vaporosissimo abito rosso..ohhh adesso siamo più tranquilli il kitsch regna ancora sovrano!!
Proseguiamo visitando la Casa del Condes Canal, oggi sede di una delle principali banche messicane la Banamex e di esposizioni d'arte. Il palazzo ospita una bellissima mostra fotografica di Martin Chambi, fotografo peruviano che non conoscevamo, dedicata al Perù e ai suoi popoli indio, davvero una piacevole scoperta. Continuiamo a gironzolare, San Miguel ci sorprende ad ogni angolo, nonostante sia massiccia la presenza di americani e nonostante sia insopportabile il loro modo di porsi sopratutto delle giovani donne ricche, magre e ovviamente stronze, dobbiamo dargli atto che i massicci investimenti che hanno adoperato in città attraverso haciendas, gallerie d'arte e negozi non snaturano nel complesso il pueblo anzi direi che convivono molto bene con alcune zone della città rimaste ancora più autentiche. 
Purtroppo abbiamo visto e toccato con mano posti in Messico e mi riferisco alla Riviera Maya, dove l'ingente intervento americano ha totalmente stravolto non solo l'economia del posto restituendo un turismo totalmente effimero e senza contenuti, ma anche il paesaggio sradicando qualsiasi possibilità di un Messico autentico, fortunatamente non é il caso di San Miguel dove arte e tradizione sono salvaguardate.
Ci dirigiamo al mirador, la salita è davvero impervia, non tanto per la pendenza quanto piuttosto per lo smog, una lunga fila di macchine e collectivos arrancano sulla calzada racchiusa tra due fila di case e i colpi di tosse mettono a dura prova i nostri passi.
La vista è molto bella, un'esplosione di colore nella vallata e come sempre le nuvole del Messico, bianchissime e così consistenti da sembrare solide completano un quadro davvero unico.
Scendiamo dal paseo del chorro, un bel sentiero di ciottoli e scalini tra haciendas e bouganville in fiore, da qui il tramonto é mozzafiato e nel tornare verso il centro ci imbattiamo in ristorante peruviano dove decidiamo di fermarci per cena così da prenderci una pausa da chile e tortillas e facciamo bene, mangiamo benissimo e siamo in un patio incantevole circondati da cactu e sotto un cielo stellato...ci avviciniamo degnamente alla fine del 2015.

Terzo giorno
Oggi siamo in visita a "El Charco de l'ingenio" il secondo giardino botanico più grande del Messico con una rara collezione di cactus e parco naturale che si presta ad alcune attività di ricerca universitarie.
Sveglia presto, alle 8 siamo fuori, è magnifico uscire presto con l'aria frizzantina e con la città che si sveglia c'è ancora poco traffico e nell'aria c'è odore di pane.
Passiamo dal mercato per fare qualche foto e per fare colazione prima di prendere la navetta che ci porterà al Charco, ma è ancora troppo presto stanno montando i banchi per cui decidiamo di perderci tra le stradine. Scopriamo zone nuove, è tutto davvero incantevole, passiamo dal barrio di San Juan de Dios, molto autentico, molto messicano, al risveglio la città è molto bella, la luce del primo mattino illumina la piazza e le donne indio entrano alla prima messa.
Prendiamo la navetta e arriviamo al Charco, purtroppo oggi non ci sono visite in spagnolo per cui iniziamo la visita con la guida di Norman, un americano che vive in Messico da 7 anni e fa il volontario per il Charco, il giardino è infatti portato avanti dai volontari che con la propria disponibilità garantiscono l'apertura tutti i giorni dell'anno..questa cosa mi è molto familiare!!!
La visita è interessante Norman ci mostra diverse specie di succulente e ci accoglie con la massima "tutti i cactus sono succulente, non tutte le succulente sono cactus". Girovagando ci mostra alcune curiosità tra cui le larve di farfalla sulle foglie di nopal e le uova della cocciniglia che se schiacciate rilasciano una polverina color rosso carminio; ci spiega che questa caratteristica, assolutamente sconosciuta agli europei e invece ben nota ai nativi americani, ha fatto la fortuna degli spagnoli colonizzatori che, forti di questo segreto, hanno per secoli dominato il settore dei coloranti rossi  fino all'invenzione in epoca moderna dei coloranti sintetici.
Prima di rientrare ci fermiamo per uno spuntino in piazza, ottimi tacos de pescado e una cervercita artesanal, a differenza di 5 anni fa ora anche qui impazza la birra artigianale, non male!
Alle 17 ci scambiamo gli auguri per il 2016 con l'Italia che è in anticipo di sette ore e ci concediamo una siesta per prepararci alla noche vieja!
Verso le 21 usciamo e andiamo a cena in un posto carino che abbiamo trovato il giorno prima, l'atmosfera è piacevole, sul tavolo ci sono coroncine e trombette e brindiamo con un buon tempranillo spagnolo. Il gran finale (è proprio il caso di dirlo) giunge con l'arrivo dei nostri vicini di tavolo, una coppia sui 65 con tre figli uno più brutto e strano dell'altro soprannominati da noi "la famiglia degli orrori".
Tutti hanno facce spente e tristi meno il capofamiglia che indossa una bombetta celebrativa e ci attacca bottone, sono di Puebla, sono stato in Italia che bella Roma, buon anno e bla bla bla. Quando stiamo per andarcene lui si alza, viene verso di noi, estrae il portafogli dalla tasca, lo apre e... improvvisamente il portafogli  prende fuoco con tanto di fiamme lui estrae il suo biglietto da visita dicendo: soy Zenef, soy mago, illusionista! Non riusciamo a trattenerci, scoppiamo a ridere ringraziamo e prendiamo il suo biglietto e andiamo via.
Consapevoli che niente e nessuno potrà competere con questo altissimo momento saliamo in piazza per il concerto e per il brindisi!!
C'è molta gente, aria di festa, fuochi d'artificio davanti alla bella cattedrale e concerto di musica mooooolto varia, dal neo melodico di Maria, al gruppo che scatena la piazza con la cumbia: Dinamita Pura!
Il finale è a sorpresa, una coppia viene invitata sul palco con la scusa del ballo e scatta l'immancabile proposta di matrimonio lei tra le lacrime dice sì e il nostro capodanno pop mexicano ha il suo lieto fine, o inizio, che dir si voglia.
Adios 2015, bienvenido 2016!

mercoledì 30 dicembre 2015

Nuevos barrios en el DF

Terzo giorno, ultimo al DF.
Sveglia alle 5.30, maldito jet lag.
Unico vantaggio è che posso approfittare della splendida luce all'alba e uscire a fotografare la città che si sveglia, regalandomi alcuni scorci di vita vera, un bimbo che gioca felice con il nonno su un carrello porta pacchi, il ragazzo dei giornali che spacchetta le notizie di giornata, un senzatetto che impacchetta il suo fagotto, gli immancabili fanatici runner e un intero plotone (almeno 500) di poliziotti in assetto da battaglia manco ci fosse la terza guerra mondiale che fanno colazione e si preparano compatti a disperdersi en El Centro in realtà per passare la solita tranquilla giornata di cazzeggio.
Oggi vediamo due quartieri per noi nuovi, Roma e Condesa, definiti da tutti culla del design, dello shopping, delle gallerie d'arte e dei migliori ristoranti.
Appena si entra in Parque Rio de Janeiro a Roma, cioè... a Roma ma a Città del Messico, in Parque Rio... praticamente un interspazio...
scherzi a parte, ciò che immediatamente ti avvolge è una sensazione stranissima, mai provata prima in questa città è che in effetti ti sconvolge per l'inusità da queste parti di un fenomeno tanto normale:
il silenzio...
Qui regna la tranquillità, case basse, viali alberati, parchi, fontane, gente che porta a spasso il cane, insomma... un piacere in cui perdersi camminando col naso all'insù, fotografando sprazzi di luce tra le fronde, godendosi l'atmosfera passo dopo passo finché... PLAF! una maledetta cloaca si interpone sul mio cammino e approfittando del mio naso all'insù mi riporta rapidamente alla realtà!
La zona è veramente gradevole, anche se a dire il vero di designer e gallerie d'arte non ne incontriamo molti, anzi quasi nessuno  e purtroppo nel periodo di festa molti ristoranti e negozi sono chiusi... aspetta, non è vero, uno è aperto, e ha anche cose carine, va che belle scarpe, che dici me le provo? 30€! fantastico! Provo la destra... perfetta, il 9 è già il mio numero! Ok le prendo, mi dà l'altra per favore? ........ mmm della sinistra ho solo l'8, un numero meno, le va bene lo stesso vero?
NOOO, ma come un numero meno??? Ma non le vendete al paio?
Che sfiga! Ora è ufficiale, pestare una merda non porta fortuna.
Proseguiamo per il Mercado Roma, un bel centro con vasta offerta culinaria ed enogastronomica messicana e non, in stile molto hipster che anche qui imperversa prepotentemente in tutte le sue forme, barber shops compresi.
Qui, dopo un gustoso burrito ripensato in stile sushi ci imbattiamo in un grazioso orto verticale e in una fila di calaveras da cui spuntano piante aromatiche, rivisitando De Andrè si può dire che dai teschi nascono i fior dai diamanti non nasce niente...
Finiamo di gironzolare attorno a Parque Mexico e Avenida Amsterdam a Condesa dove Carolina trova un paio di scarpe per meno di 30€ ed entrambe dello stesso numero! Così non vale però...
la merda l'ho pestata io, mica lei!
Non mi resta che consolarmi con un gelato al Mamey alla Neveria Roxy.
Ritornati alla base ci rilassiamo un po' al tramonto su un'amaca nel patio del b&b. Che spettacolo!
Per combattere il jet lag decidiamo che per cena dobbiamo assolutamente uscire e scegliamo un ristorante peruviano a Polanco, altro quartiere a noi nuovo, molto moderno, una lunga e triste infilata di negozi di marca e ristoranti che ti dà la sensazione che potresti essere ovunque, Singapore? Dubai? Santiago? Insomma, un non luogo.
La cosa più bella di tutto il quartiere la incontriamo appena scesi dalla metropolitana, uscendo infatti ci imbattiamo in una scalinata musicale, ovvero che riproduce visivamente la tastiera di un pianoforte alternando gradini completamente bianchi a gradini che invece presentano anche l'inconfondibile parte nera... La cosa veramente magica però è che quando la si percorre la scala suona davvero! Per un momento ci siamo sentiti come Tom Hanks in Big e ci siamo chiesti come mai un'idea così semplice e al contempo così bella non sia ancora stata replicata in tutte le scale del mondo!
La cena a base di ceviche, pisco sour, polpo alla griglia, tonno al tamarindo e maialino laccato non è male... unico neo, a noi sembra già notte fonda e siamo talmente stanchi che per poco non ci addormentiamo con la faccia nel piatto.
L'indomani finalmente sveglia alle 7, forse iniziamo a ragionare...
Ci svegliamo con la triste notizia della dipartita del povero Lemmy (RIP), uno dei padri dell'heavy metal a cui dedichiamo un pensiero e facciamo i complimenti per aver retto fino a 70 anni nonostante l'enorme quantità di mezzi autodistruttivi testati nel corso della sua sfrenata esistenza.
Dopo colazione e quattro chiacchiere con due ragazzi di Chicago impacchettiamo i nostri zaini e salutiamo con una lacrimuccia il Chaya b&b in cui ci siamo veramente trovati bene in tutto, consigliatissimo!
In metro un signore ci sorride vedendoci bardati manco dovessimo star via 6 mesi e scorgendo i nostri sguardi dietro agli zaini ci augura buon viaggio, al terminal autobus del norte spilucchiamo nachos con frijoles y una cervecita, ci godiamo la scena di due innamorati che si baciano e si scambiano sorrisi come nelle soap e saltiamo su sull'autobus, scoprendo con nostra gioia che sono ancora più lussuosi di 5 anni fa, sembra di stare in business class! 
San Miguel de Allende arriviamo!

martedì 29 dicembre 2015

Arte y progreso.

Secondo giorno, siamo in piedi all'alba grazie al jet lag e al raffreddore che non ci molla peggio del canone Rai, la colazione è super tra frutta fresca, tortilla e yogurt fatto in casa, il B&B si conferma vincente.
Oggi giornata di emozioni...si torna da Frida. 
Arriviamo a Coyocan percorrendo l' ultimo tratto di strada con il colectivo, fa caldo e il cielo é di un blu intensissimo quasi davvero da ricordare la casa azul, siamo in calle Londres e mi batte il cuore fortissimo, ci sono di nuovo e non ci credo...superato 
l'angolo non ci credo davvero, il museo ha aperto da dieci minuti e c'è una coda infinita...ma noooo.
Assodato in un secondo che noi lí entreremo comunque, da astute faine decidiamo di dividerci, io mi metto in coda mentre Ste va a cercare la connessione per comprare i biglietti online ed entrare cosí rapidamente.
In effetti il trucchetto funziona e riusciamo a risparmiarci almeno tre quarti d' ora di fila.
Il batticuore è lo stesso di cinque anni fa, sono felice e commossa Frida sono da te.
La casa azul con il suo meraviglioso giardino ricco di piante e oggetti d'arte precolombiana è davvero un posto magico, la presenza di Frida è potente e ti senti accolto come se quella casa l'avessi vissuta e frequentata anche tu, abbiamo addosso una serenità davvero rara.
Concludiamo la visita con la bellissima esposizione temporanea dei suoi abiti e dei suoi accessori, l'allestimento è davvero ben fatto, la mostra è toccante sono esposti anche i busti ed i gessi che ha portato nel corso di tutta la vita, gli abiti da tehuana sono contestualizzati infatti indossarli per Frida non era solo una questione di comoditá per mascherare con le giuste proporzioni (gonne ampie e lunghe e bluse corte) le continue trasformazioni del suo corpo dovute alla polio e alle numerose operazioni subite alla colonna vertebrale; ma la scelta di vestirsi da tehuana rientra in un discorso antropologico di appartenenza alle proprie radici come Messicana e come donna tehuana, sua madre era infatti originaria di Oaxaca e della tribù dei tehuantepec come si puó notare anche dal modo di acconciare i capelli, in particolare dalle trecce. Frida e Diego sono comunemente legati dal rispetto delle proprie radici e non ne fanno un mistero, esprimono e rivendicano costantemente di essere messicani, Diego avrá un distacco, non  ideologico, durante il periodo americano, ma le loro opere sempre dense di significato seppur evidentemente diverse per stile e realizzazione saranno uno dei maggiori canali per divulgare la conoscenza del Messico oltreoceano, un chiaro messaggio quasi come dire hey gringo noi siamo qui e siamo Messicani, nelle nostre vene scorre sangue indio e ne siamo fieri. Che artisti e che vite straordinarie! Potremmo parlarne per ore, ma purtroppo non abbiamo moltissimo tempo per cui salutiamo la casa azul e gironzoliamo per Coyocan, dove ci fermiamo per pranzo ammirando al sole caldo la piazza gremita di gente e la splendida facciata della Iglesia de Juan Baptista insieme allo splendido chiostro 
dell' ex monastero adiacente. Finiamo di gironzolare tra librerie ( c'é una quantità impressionante di librerie indipendenti) e mercati e rientriamo verso il centro di Città del Messico, in direzione Laboratorio de Arte Alameda. Questo meraviglioso polo culturale si trova all' interno dell'ex Convento San Diego, proprio quello il cui campanile si erge sul tetto del nostro B&B e su cui affaccia la finestra della nostra camera. Il complesso é del 1591 probabilmente é la chiesa più antica di Città del Messico, con l' inquisizione i preti furono cacciati e il convento fu parcellizzato, alcuni lotti furono venduti andando a creare l'odierna viabilità cittadina dando la nascita a nuove vie commerciali. Della struttura originaria rimangono il tempio, il chiostro, il coro a due ordini e due cappelle di cui una in ristrutturazione, dopo essere stato nel 1964 sede della Pinacoteca Virreinal l'ex Convento San Diego oggi é diventato un laboratorio d'arte che ospita e organizza mostre prediligendo soprattutto il rapporto tra arte e tecnologia. Visitiamo "Cultivos" la mostra/installazione di Gilberto Esparza che é anche un lavoro di ricerca dedicato alle coltivazioni. Attraverso il connubio tra arte, biologia e robotica studia come ripulire le acque del mondo realizzando "piante nomadi" e al contempo produrre energia pulita attraverso le piante autofotosintetiche. Siamo estasiati, neanche ad Arles durante il festival di fotografia ero rimasta così meravigliata guardando la mostra di David LaChapelle allestita in una chiesa sconsacrata, qui vediamo davvero il futuro.
Terminata la visita ci dirigiamo verso lo Zocalo, ci spostiamo a piedi per rivedere lungo il tragitto il Palacio de Bellas Artes, la casa de los azulejos convertita a galleria commerciale, ma che mantiene al suo interno un magnifico murales di Orozco e, la torre Latinoamericana dove tentiamo di entrare per salire al belvedere ma c'è troppa gente e rinunciamo.
Facciamo un po' fatica a girare c'è tantissima gente in alcuni punti siamo addirittura fermi nella calca e visto che la giornata é stata lunga torniamo al b&b per docciarci e uscire a cena...sì certo come no.. ci siamo addormentati come due babbi per cui niente cena e doccia alle undici di sera!
Hasta mañaña!





lunedì 28 dicembre 2015

El regreso

Siamo arrivati!
Dopo un viaggio lungo ma abbastanza comodo eccoci nuovamente tra le vie del "Monstruo" e in mezzo al caos piú totale siamo investiti da gente, rumori, odori, luce e caldo. Prenotiamo un taxi e ci dirigiamo verso il centro, questa volta abbiamo scelto di stare in un' altra zona della città infatti non saremo più vicini allo Zocalo, l'enorme piazza centrale circondata dal Palacio Nacional e dalle Cattedrale, ma vicino al parco dell'Alameda Central. Siamo accanto al museo Mural Diego Rivera costruito appositamente nel 1986 per contenere una delle sue opere più famose e incredibili (15 metri di murales) il "Sueño de una tarde Dominical en la Alameda" esposto precedentemente all'Hotel del Prado distrutto dal terremoto del 1985; il nostro B&B si trova all' ultimo piano di un antico palazzo completamente ristrutturato e ripensato come struttura che possa accogliere gallerie d'arte, botteghe e ristoranti, inizialmente rimaniamo un po' basiti ma ci ricrederemo non appena arrivati in cima.
Siamo sul tetto circondati da luci d'atmosfera, piante grasse, amache e il meraviglioso campanile dell'ex convento San Diego oggi centro d'arte tecnologica e contemporanea, ma ne parleremo più avanti. Capiamo di essere nel posto giusto!
Ci sistemiamo e mangiamo un boccone in zona, intorno a noi tantissime bancarelle addobbi di Natale e l' immancabile sfilza di baracchini improvvisati, altro che food truck festival questo è il vero street food e con ancora nelle narici l' odore pungente dei tacos andiamo a letto.. Siamo in Messico!!




domenica 20 dicembre 2015

MESSICANDO 15/16



Sono passati ormai 5 lunghi anni dalla nostra prima esperienza messicana e da un po' di tempo, dentro di noi, si sta facendo largo in modo assolutamente naturale e inarrestabile il bisogno di sentirsi addosso di nuovo la polvere del Messico.
Abbiamo bisogno di riviverla, di riassaporarla e di riportarne a casa con noi ancora un po' per poter resistere senza di lei fino alla prossima volta!
Questa volta il nostro itinerario ci farà scoprire i cambiamenti cosmopoliti del DF e rivivere le emozionanti visioni di Diego e Frida...
...ci porterà nuovamente nello stato di Guanajuato, nella culla della rivoluzione e dell'indipendenza messicana, tra città coloniali, pueblos magicos e luoghi fantasma...
...ed infine ci farà tuffare nuovamente nelle acque del pacifico e respirare l'aria della giungla tropicale a San Pancho, dove speriamo di poter incontare finalmente le balene e scoprire di persona se è vero che... "loro lo sanno".