Dopo una notte in autobus, eccoci finalmente nella jungla di Palenque.
Alloggiamo a El Panchan un posto magnifico totalmente immerso nella selva e circondato dalle scimmie urlatrici, che al contrario di quello che pensavamo non gridano con suoni acuti, ma praticamente ruggiscono!Lasciamo gli zaini e andiamo subito a visitare le rovine:indescrivibili! Tutti i resti della civilta' maya sono inglobati dalla selva e c'e' chi sostiene, e noi siamo d'accordo, che sotto la jungla circostante ci sia ancora tantissimo da scoprire.
Quello che la jungla ha finora restituito e' di un imponenza rara ed e' molto particolare vedere un sito archeologico immerso nel verde, nel Templo De Las Inscripciones ci sono anche dei resti di affreschi colorati in rosso e blu e non e' difficile immaginare come dovesse essere magnifico questo posto all'apice del suo splendore.
La sera scopriamo con piacere che nel "ristorante" del Panchan c'e' musica dal vivo e vediamo con i nostri occhi la reincarnazione di Jimi Hendrix..un po'avanti con gli anni ma e' lui, ed e' pure un fenomeno con la chitarra!
Le nostre avventure fantozziane continuano alla grande e ci arrendiamo davanti all'evidenza che noi con gli orari messicani abbiamo un problema!
Prenotiamo l'escursione per il giorno seguente a Yatchilan e Bonampak con partenza alle 6.10 del mattino quindi decidiamo di puntare la sveglia lle 5.40 . Uno di noi due, ma non faro' nomi tanto ci arrivate da soli, programma la sveglia per le 6.40!!!!!!!!!Nel pieno del sonno sentiamo bussare alla porta..nooooooo e' l'autista del pulmino della gita che ci dice che l'appuntamento era per le 6.10 e sono le 6.30 e ci da due minuti per prepararci...
Rapidi come non so cosa ci infiliamo al volo gli zaini e usciamo, saliamo sul pulmino e chiediamo scusa a testa bassa, ovviamente siamo guardati malissimo e gia' cominciamo a pensare ai soliti luoghi comuni sugli italiani, ma di li a poco la terribile scoperta...SONO TUTTI TEDESCHI!
Fortunatamente durante la giornata ci riscattiamo alla grande perche' i crucchi non parlano spagnolo e dobbiamo fare da interpreti con l'autista anche per il pranzo durante il quale comunque non perdono occasione per prenderci per il culo per il nostro presidente del consiglio. Per fortuna dopo aver pensato a Berlusconi riusciamo a vedere un'intera colonia di scimmie urlatrici..cosi almeno ci distraiamo un po'!
Visto che con le sveglie non andiamo d'accordo la seconda gita la prenotiamo per mezzogiorno, con direzione cascate di Misol'Ha e Agua Azul anche se la seconda ci delude parecchio. Tornati dalla gita, ci rimettiamo gli zaini in spalla e dopo l'ultima cena da Don Mucho's (senza Jimi) ma con il grandissimo chitarrista Martin Guerrero andiamo a prendere il nostro autobus con direzione Tulum sulle note di..cafe'...tostao y colao..
martedì 30 novembre 2010
mercoledì 24 novembre 2010
SAN CRISTOBAL DE LAS CASAS, LA CITTA' SOPRA LE NUVOLE
Quando stai per arrivare a San Cristobal la prima cosa che noti e' che lungo la strada ti trovi per qualche centinaio di metri completamente avvolto da una fitta coltre di nubi che la montagna non lascia passare e che stanno li', ferme, ad accoglierti. Sembra quasi di attraversare una dogana naturale che ti avverte che stai per entrare in un angolo di mondo avvolto dal mistero. Qui la rivoluzione l'hanno fatta davvero e in quegli anni popoli di origini antichissime lottavano costantemente per difendere la propria identita' e la propria autonomia dal governo centrale, mantenendo le proprie tradizioni e le proprie leggi; oggi sinceramente l'impressione che si ha e' che mantenere questa aurea di mistero faccia comodo un po' a tutti, indio e messicani, che si godono i frutti del turismo. Tutto sommato pero' in citta' l'atmosfera e' molto tranquilla ma anche molto gioviale, e come in molte citta' messicane a farla da padrona sono i colori sgargianti e allegri delle case e la musica che qui l'autorita' comunale trasmette costantemente nella piazza principale attraverso casse mimetizzate tra gli alberi...
Oggi abbiamo visitato il piccolo pueblo indio di San Juan Chamula ed entrando nella sua famosa chiesa abbiamo vissuto un'esperienza molto intensa: appena entri noti subito che si tratta di una chiesa decisamente fuori dal comune, non ci sono altari ne' panche per i fedeli, il pavimento e' completamente ricoperto da aghi di pino che emanano un forte profumo e due lunghe file di statue di santi occupano le pareti laterali competamente circondate da migliaia di candele accese.
I fedeli solitamente vengono soli o accompagnati dagli sciamani a pregare: entrano, scelgono un angolo, spostano gli aghi di pino, dispongono a terra decine e decine di candele colorate, le accendono e pregano nella lingua tzotzil. Al termine, se serve, sacrificano una gallina o qualcosa di simile e dopo un bel sorso di coca cola tirano un super rutto per purificare l'anima...
La cosa forse piu' sorprendente del Chiapas pero' e' la natura, incontaminata e particolarissima, come il Canyon del Sumidero che nei millenni il fiume ha scavato creando pareti alte piu' di mille metri e dove coccodrilli, scimmie, avvoltoi e volatili multicolore vivono in totale liberta'. Quando ti svegli al mattino sei immediatamente accolto dall'intensissimo azzurro del cielo che contrasta con qualche bianchissima nuvola qua e la' e con il verde delle foreste di pini e cactus e ti senti davvero in pace.
Ora, dopo tre intensi giorni,ci prepariamo a scendere dalle nuvole e a salutare gli altopiani di questo straordinario paese per tornare al caldo ad ammirare la giungla e la costa caraibica...
¡Tierra y Libertad!
Oggi abbiamo visitato il piccolo pueblo indio di San Juan Chamula ed entrando nella sua famosa chiesa abbiamo vissuto un'esperienza molto intensa: appena entri noti subito che si tratta di una chiesa decisamente fuori dal comune, non ci sono altari ne' panche per i fedeli, il pavimento e' completamente ricoperto da aghi di pino che emanano un forte profumo e due lunghe file di statue di santi occupano le pareti laterali competamente circondate da migliaia di candele accese.
I fedeli solitamente vengono soli o accompagnati dagli sciamani a pregare: entrano, scelgono un angolo, spostano gli aghi di pino, dispongono a terra decine e decine di candele colorate, le accendono e pregano nella lingua tzotzil. Al termine, se serve, sacrificano una gallina o qualcosa di simile e dopo un bel sorso di coca cola tirano un super rutto per purificare l'anima...
La cosa forse piu' sorprendente del Chiapas pero' e' la natura, incontaminata e particolarissima, come il Canyon del Sumidero che nei millenni il fiume ha scavato creando pareti alte piu' di mille metri e dove coccodrilli, scimmie, avvoltoi e volatili multicolore vivono in totale liberta'. Quando ti svegli al mattino sei immediatamente accolto dall'intensissimo azzurro del cielo che contrasta con qualche bianchissima nuvola qua e la' e con il verde delle foreste di pini e cactus e ti senti davvero in pace.
Ora, dopo tre intensi giorni,ci prepariamo a scendere dalle nuvole e a salutare gli altopiani di questo straordinario paese per tornare al caldo ad ammirare la giungla e la costa caraibica...
¡Tierra y Libertad!
domenica 21 novembre 2010
LASCIANDO ZIPOLITE PER IL CHIAPAS
Stiamo assaporando le ultime ore di mare e di Zipolite, stasera abbiamo l'autobus che ci portera' a San Cristobal de Las Casas da cui partiremo per girare il Chiapas.
Ringraziamo Zipolite e tutte le persone che hanno arricchito questi giorni: tutti i ragazzi della Posada Mexico che hanno ricreato un piccolo angolo di paradiso tra palme e amache, Willy e Valentina del ristorante Siamo Fritti che ci hanno gustosamente rimpinzato con la migliore cucina italiana all'estero che abbiamo mai mangiato, Loredana e Renato del Babel Cafe' che tra Margaritas chiacchere e Cervezas hanno allietato le nostre serate e ci hanno permesso di festeggiare i 30 anni di Ste come fossimo a casa!
Un grazie anche a tutte le persone conosciute casualmente tra un pasto e una bevuta che ci hanno arricchito con le loro storie, tutte affascinanti e diversissime: Daniela, con i suoi cani, che ricorda l'italia e ci consiglia di visitare Ischitella, Walter, fotografo milanese in pensione che viene a svernare a Zipolite e non sopporta le torte alla carota, Gorgeus George (alias Brent), attempato poeta californiano che e' stato a Brindisi e che quando da giovane lavorava per un sexy shop di Tuxon ha scoperto che il suo datore di lavoro era mafioso (italoamericano di San Diego) e molto molto gay, cosi' simpaticamente ci descrive il suo stupore quando si e' reso conto che il primo mafioso conosciuto nella sua vita era tutt'altro che un virile gangster!
Qui dicono che Zipolite "tiene una buena vibra" ed e' vero... si sta bene e ci si sente un po' come a casa..ci viene in mente infatti una frase che campeggia all'ingresso di Torre Regina Giovanna a Brindisi che recita cosi: LA' DOVE LASCIO IL MIO CAPPELLO, QUELLA E' LA MIA CASA.
Noi a Zipolite un cappello lo lasciamo volentieri!
¡Hasta pronto Zipo y ahora vamonos en el Chiapas!
Ringraziamo Zipolite e tutte le persone che hanno arricchito questi giorni: tutti i ragazzi della Posada Mexico che hanno ricreato un piccolo angolo di paradiso tra palme e amache, Willy e Valentina del ristorante Siamo Fritti che ci hanno gustosamente rimpinzato con la migliore cucina italiana all'estero che abbiamo mai mangiato, Loredana e Renato del Babel Cafe' che tra Margaritas chiacchere e Cervezas hanno allietato le nostre serate e ci hanno permesso di festeggiare i 30 anni di Ste come fossimo a casa!
Un grazie anche a tutte le persone conosciute casualmente tra un pasto e una bevuta che ci hanno arricchito con le loro storie, tutte affascinanti e diversissime: Daniela, con i suoi cani, che ricorda l'italia e ci consiglia di visitare Ischitella, Walter, fotografo milanese in pensione che viene a svernare a Zipolite e non sopporta le torte alla carota, Gorgeus George (alias Brent), attempato poeta californiano che e' stato a Brindisi e che quando da giovane lavorava per un sexy shop di Tuxon ha scoperto che il suo datore di lavoro era mafioso (italoamericano di San Diego) e molto molto gay, cosi' simpaticamente ci descrive il suo stupore quando si e' reso conto che il primo mafioso conosciuto nella sua vita era tutt'altro che un virile gangster!
Qui dicono che Zipolite "tiene una buena vibra" ed e' vero... si sta bene e ci si sente un po' come a casa..ci viene in mente infatti una frase che campeggia all'ingresso di Torre Regina Giovanna a Brindisi che recita cosi: LA' DOVE LASCIO IL MIO CAPPELLO, QUELLA E' LA MIA CASA.
Noi a Zipolite un cappello lo lasciamo volentieri!
¡Hasta pronto Zipo y ahora vamonos en el Chiapas!
venerdì 19 novembre 2010
TRENT'ANNI A PIEDI NUDI
Beh... Eccoci. Quel che e' certo e' che non avrei mai pensato di trovarmi con i piedi nella sabbia a guardare l'oceano compiendo i trenta...
L'immagine e il suono delle onde al tramonto trasmettono molta tranquillita' e serenita' e rispecchiano perfettamente il mio stato d'animo dato che se devo fare ora un bilancio della mia vita non posso che ritenermi fortunatissimo da tutti i punti di vista.
Tutto questo lo devo a tutte le persone meravigliose che mi circondano e senza le quali non sarei cosi' ricco.
Lo devo a mia moglie, senza cui ormai non riuscirei nemmeno a respirare, lo devo alla mia famiglia che con tanto amore e sostegno mi regala serenita', lo devo ai miei meravigliosi amici che sono indescrivibili e, come direbbe qualcuno... impagabili e se mi permettete lo devo un po' anche a me stesso di cui oggi sono fiero.
Sfrutto questo post per ringraziare tutti quanti per gli affettuosi auguri giunti dall'altra parte del mondo con ogni mezzo di comunicazione e anche se sembra difficile, visto il paradiso che ho dinanzi agli occhi, mi mancate e vi vorrei tutti qui.
Ora, come dice la Caro, indosso i miei trent'anni e vado a farmi una tequila alla vostra e alla mia!
¡Hasta pronto con amor!
L'immagine e il suono delle onde al tramonto trasmettono molta tranquillita' e serenita' e rispecchiano perfettamente il mio stato d'animo dato che se devo fare ora un bilancio della mia vita non posso che ritenermi fortunatissimo da tutti i punti di vista.
Tutto questo lo devo a tutte le persone meravigliose che mi circondano e senza le quali non sarei cosi' ricco.
Lo devo a mia moglie, senza cui ormai non riuscirei nemmeno a respirare, lo devo alla mia famiglia che con tanto amore e sostegno mi regala serenita', lo devo ai miei meravigliosi amici che sono indescrivibili e, come direbbe qualcuno... impagabili e se mi permettete lo devo un po' anche a me stesso di cui oggi sono fiero.
Sfrutto questo post per ringraziare tutti quanti per gli affettuosi auguri giunti dall'altra parte del mondo con ogni mezzo di comunicazione e anche se sembra difficile, visto il paradiso che ho dinanzi agli occhi, mi mancate e vi vorrei tutti qui.
Ora, come dice la Caro, indosso i miei trent'anni e vado a farmi una tequila alla vostra e alla mia!
¡Hasta pronto con amor!
giovedì 18 novembre 2010
ZIPOLITE
Finalmente mare. Guardando l'oceano con le sue onde maestose ti perdi in un orizzonte veramente infinito come mai ci era capitato di vedere. Il mare pero' lo vediamo da Zipolite e non da Puerto Escondido perche' nel paese della rivoluzione le manifestazioni hanno ancora un forte valore e se lo stato vuole costruire una nuova autostrada confiscando terreni senza pagarli la gente si incazza e blocca tutto! Zipolite comunque si rivela una meravigliosa alternativa, ci siamo sistemati in una bella cabanas sul mare e abbiamo conosciuto molti italiani che vivono qui gestendo una loro attivita'. La sera siamo ormai ospiti fissi al Babel Cafe da Loredana e Renato dove passano tutti almeno per una birra. Zipolite e' piccolina e alla fine abbiamo conosciuto tutti italiani e non!!Ci godiamo finalmente un po' di relax con i lenti ritmi del sud e ci prepariamo ai festeggiamenti per i trent'anni dello Ste.
TAXCO BUUUU... OAXACA YEEEAAAH
Taxco ha rappresentato la prima delusione del viaggio... la citta' in se' e' anche carina, abbarbicata sulla collina e' un dedalo di stradine che salgono verticali tra le bianche casupole. Purtroppo il mercato dell'argento di cui e' leader nel paese l'ha trasformata in un posto molto turistico e anche la qualita' dell'artigianato ne ha fortemente risentito... Fuggiti dalle centinaia di platerias e dagli insistenti venditori con un po' di tristezza ci mettiamo in viaggio verso Oaxaca.
Fortunatamente una volta arrivati scopriamo una citta' meravigliosa, piena di colori e profumi e dove si respira arte in ogni angolo. Le coloratissime vie del centro nascondono piccoli cortili che ospitano sorprendenti gallerie d'arte e caffe' letterari... l'intera citta' sembra una galleria d'arte a cielo aperto! Un piccolo angolo di paradiso e' il giardino etnobotanico dove si possono ammirare tutte le specie di piante dello stato del Oaxaca, molte delle quali sopravvissute sin dai tempi dei dinosauri e ancora oggi utilizzate nella cucina tradizionale oaxaqueña.
Pieno di fascino anche il vicino sito archeologico zapoteco di Monte Alban (vi ricorda qualcosa questo nome??? :-) ). E' situato sulla cima di una montagna spianata a mano nei secoli dagli zapotechi 400 meti sopra la citta' e dalla sommita' dei suoi templi e' possibile dominare tutta la sierra dal Pacifico all'Atlantico.
Da questa posizione privilegiata riesci ad avere un'idea della vista che in ogni momento hanno le numerosissime aquile (simbolo del Messico) che ormai ci accompagnano dall'inizio del viaggio.
Fortunatamente una volta arrivati scopriamo una citta' meravigliosa, piena di colori e profumi e dove si respira arte in ogni angolo. Le coloratissime vie del centro nascondono piccoli cortili che ospitano sorprendenti gallerie d'arte e caffe' letterari... l'intera citta' sembra una galleria d'arte a cielo aperto! Un piccolo angolo di paradiso e' il giardino etnobotanico dove si possono ammirare tutte le specie di piante dello stato del Oaxaca, molte delle quali sopravvissute sin dai tempi dei dinosauri e ancora oggi utilizzate nella cucina tradizionale oaxaqueña.
Pieno di fascino anche il vicino sito archeologico zapoteco di Monte Alban (vi ricorda qualcosa questo nome??? :-) ). E' situato sulla cima di una montagna spianata a mano nei secoli dagli zapotechi 400 meti sopra la citta' e dalla sommita' dei suoi templi e' possibile dominare tutta la sierra dal Pacifico all'Atlantico.
Da questa posizione privilegiata riesci ad avere un'idea della vista che in ogni momento hanno le numerosissime aquile (simbolo del Messico) che ormai ci accompagnano dall'inizio del viaggio.
ANTROPOLOGIA
Il museo di Antropologia di Citta' del Messico ti permette di ripercorre
la storia di questo paese attraverso le popolazioni che nei secoli l'hanno
abitato e sala per sala ti rendi conto della grandezza di queste civilta'
e delle loro diversita'. Oltre alle civilta' azteche e maya, piú famose,
ce ne sono tantissime minori; tutta la prima parte e' dedicata alla comparsa
dell'uomo sul pianeta attraverso dei plastici che riproducono tutto il
percorso dell'evoluzione dalla scimmia all'homo sapiens. Abbiamo visto
reperti di milioni e milioni di anni, tra cui Lucy... cose studiate sui
libri di scuola e davvero incredibili!
Tutte le sale del piano terra sono dedicate alle civilta' precoloniali
e sono divise per regioni geografiche mentre al piano superiore c'e'
per ogni sala il corripettivo postcoloniale. I reperti che si trovano
ancora nei siti archeologici o che sono di facile deperimento sono
perfettamente ricostruiti in una visione d'insieme molto efficace,
e lo stesso vale per la ricostruzione e riproduzione degli habitat degli indio.
La nostra giornata dedicata all'antropologia si e' conclusa con uno sguardo alla
civilta' moderna che ha messo in mostra un aspetto molto forte del Messico soprattutto
in questo momento di crisi mondiale: la poverta'.
Al monte di pieta',accanto allo Zocalo, si percepisce un forte senso di
disagio osservando la chilometrica fila di persone al banco del empeño
che osserva tristemente il vuoto banco degli acquisti...
la storia di questo paese attraverso le popolazioni che nei secoli l'hanno
abitato e sala per sala ti rendi conto della grandezza di queste civilta'
e delle loro diversita'. Oltre alle civilta' azteche e maya, piú famose,
ce ne sono tantissime minori; tutta la prima parte e' dedicata alla comparsa
dell'uomo sul pianeta attraverso dei plastici che riproducono tutto il
percorso dell'evoluzione dalla scimmia all'homo sapiens. Abbiamo visto
reperti di milioni e milioni di anni, tra cui Lucy... cose studiate sui
libri di scuola e davvero incredibili!
Tutte le sale del piano terra sono dedicate alle civilta' precoloniali
e sono divise per regioni geografiche mentre al piano superiore c'e'
per ogni sala il corripettivo postcoloniale. I reperti che si trovano
ancora nei siti archeologici o che sono di facile deperimento sono
perfettamente ricostruiti in una visione d'insieme molto efficace,
e lo stesso vale per la ricostruzione e riproduzione degli habitat degli indio.
La nostra giornata dedicata all'antropologia si e' conclusa con uno sguardo alla
civilta' moderna che ha messo in mostra un aspetto molto forte del Messico soprattutto
in questo momento di crisi mondiale: la poverta'.
Al monte di pieta',accanto allo Zocalo, si percepisce un forte senso di
disagio osservando la chilometrica fila di persone al banco del empeño
che osserva tristemente il vuoto banco degli acquisti...
AHH SE NON CI FOSSERO LE MAGGIOLINE!
Care Maggioline Rosa questo post doveroso e' tutto per voi.
Se il magnifico e supremo comitato organizzativo non mi avesse portato a Berlino di Frida qui in Messico non avrei visto un bel nulla perche' tutti i dipinti sono ancora in Europa!!!
Grazieeee a tutte!
Besitos
Se il magnifico e supremo comitato organizzativo non mi avesse portato a Berlino di Frida qui in Messico non avrei visto un bel nulla perche' tutti i dipinti sono ancora in Europa!!!
Grazieeee a tutte!
Besitos
sabato 13 novembre 2010
TEOTIHUACAN - LA CITTÀ DEGLI DEI
Seduti a 65 metri in cima alla piramide del sole si domina letteralmente tutta la città degli dei. Nell'aria si percepisce tutta la forza e la fierezza di una civiltà guerriera dotata di grande crudeltà ma anche avvolta da una profonda spiritualità. Il destino ha voluto che proprio questa spiritualità e religiosità fossero la causa della loro caduta quando l'ultimo imperatore azteco credette che l'invasore spagnolo fosse il dio che tanto avevano pregato. Fortunatamente, quasi si trattasse di un atto dovuto alla loro immensa genialità, il tempo e la storia stanno riscattando la sconsideratezza di un invasore stolto e irrispettoso che ha osato distruggere i simboli del passato cercando di occultarne il ricordo costruendovi sopra i propri. È il caso di città del messico dove la cattedrale metropolitana, costruita sui resti del simbolo azteco, il templo mayor, sta lentamente collassando su se stessa facendo riemergere dal terreno argilloso ciò che aveva cercato di cancellare. Percorrendo i quattro km della calzada de muertos si attraversa l'antica città degli dei e si percepisce intensamente la sensazione della temporaneità dell'uomo che passo dopo passo si trasforma nell'immortalità dei popoli.
A CASA DI FRIDA
Siamo a sud di Citta' del Messico a Coyocan in quello che adesso puo' considerarsi un quartiere della metropoli, ma ai tempi di Frida era un piccolo pueblo. Sembra un greenwich village alla messicana!
E' un posto tranquillo e con un'atmosfera molto piacevole c'e' arte in ogni dove, ma questo e' meravigliosamente il Messico con la piu' alta concentrazione di creativita' che abbiamo mai visto.
Non credo sia un caso che Frida sia cresciuta qui.
Ci siamo. Siamo di fronte alla casa azul dall'altro lato del marciapiede....mi guardo intorno (Caro) per cercare di realizzare cosa sta per succedere...sono emozionata!
Varcata la soglia siamo gia'senza fiato e' un angolo di paradiso, tutta la casa si affaccia su un grande giardino ricco di vegetazione e con sparse qua' e la' statuette in terracotta preispaniche della collezione di Diego Rivera. L'azzurro e' intensissimo e circonda tutto, e' bellissimo il contrasto del colore con la pietra color mattone e con il verde delle piante. All'interno le stanze sono piene di oggetti e ricordi appartenuti a Diego e Frida, saro' una sentimentalona, ma qui davvero si sente il loro spirito, ogni singola parete e ogni singola cosa e' pervasa dal loro vissuto. La cucina e' una delle stanze piu' belle molto colorata e ricca di utensili, tutta la casa e' arredata con oggetti artigianali messicani provenienti dai diversi stati del paese. Nei loro studi tutto e' rimasto come immobile: qualche tubetto di colore aperto gia' steso e qualcun altro da stendere, qualche appunto sparpagliato e tanti tantissimi libri e fotografie.
E' in generale un ambiente molto accogliente e non e' difficile immaginare perche' la casa fosse sempre piena di gente e di amici, anche se siamo solo spettatori se chiudiamo gli occhi riusciamo a sentire la casa piena di vita..piena di Diego e Frida, delle loro personalita' e del loro grandissimo amore per la vita.
¡Viva la Vida!
E' un posto tranquillo e con un'atmosfera molto piacevole c'e' arte in ogni dove, ma questo e' meravigliosamente il Messico con la piu' alta concentrazione di creativita' che abbiamo mai visto.
Non credo sia un caso che Frida sia cresciuta qui.
Ci siamo. Siamo di fronte alla casa azul dall'altro lato del marciapiede....mi guardo intorno (Caro) per cercare di realizzare cosa sta per succedere...sono emozionata!
Varcata la soglia siamo gia'senza fiato e' un angolo di paradiso, tutta la casa si affaccia su un grande giardino ricco di vegetazione e con sparse qua' e la' statuette in terracotta preispaniche della collezione di Diego Rivera. L'azzurro e' intensissimo e circonda tutto, e' bellissimo il contrasto del colore con la pietra color mattone e con il verde delle piante. All'interno le stanze sono piene di oggetti e ricordi appartenuti a Diego e Frida, saro' una sentimentalona, ma qui davvero si sente il loro spirito, ogni singola parete e ogni singola cosa e' pervasa dal loro vissuto. La cucina e' una delle stanze piu' belle molto colorata e ricca di utensili, tutta la casa e' arredata con oggetti artigianali messicani provenienti dai diversi stati del paese. Nei loro studi tutto e' rimasto come immobile: qualche tubetto di colore aperto gia' steso e qualcun altro da stendere, qualche appunto sparpagliato e tanti tantissimi libri e fotografie.
E' in generale un ambiente molto accogliente e non e' difficile immaginare perche' la casa fosse sempre piena di gente e di amici, anche se siamo solo spettatori se chiudiamo gli occhi riusciamo a sentire la casa piena di vita..piena di Diego e Frida, delle loro personalita' e del loro grandissimo amore per la vita.
¡Viva la Vida!
martedì 9 novembre 2010
EL MONSTRUO
Città del messico è semplicemete sconvolgente. Innanzitutto è enorme, talmente enorme che per andare in alcune zone ci possono volere persino 2 ore di metropolitana. La sensazione che spesso hai camminando è quella di sentirti in un frullatore in cui ad ogni giro cambia completamente lo scenario che ti circonda. Girando l'angolo passi da monumenti giganteschi costruiti con i resti dell'antica capitale azteca a mercati pieni di colori e di suoni dove vendono veramente di tutto, a piazze con spettacoli teatrali e musica a tutte le ore... Si passa dalla tranquillità dei mercati galleggianti di xochimilco dove non esistono macchine e non entrano nemmeno barche a motore alla folla che assale lo zocalo x ammirare gli spettacoli per il bicentenario dell'indipendenza ad antiche haciende rimaste intatte nel tempo e trasformate in musei, dove un muro separa tranquilli pavoni che passeggiano nei giardini dalle strade più trafficate del mondo. Ciò che però senza dubbio è maggiormente in grado di descrivere la messicanità e tutte queste sensazioni sono i murales di Diego Rivera che hanno lo straordinario potere di racchiudere nello spazio di una parete l'intera storia di un paese e in alcuni casi del mondo intero e delle civiltà che l'hanno costruito. Ora ci ributtiamo nel frullatore ma prima vi giriamo una notizia appena sentita al telegiornale: dalla fine del mese in tutti i paesi di lingua spagnola cambieranno alcune regole di ortografia. La principale é che per sanare l'annoso equivoco tra la pronuncia della B e della V che in spagnolo è pressoché identica d'ora in poi la B continuerà a chiamarsi 'Vè' mentre la V si chiamerà 'Uvè'. So che sembra una stupidata ma è una regola basilare che cambia x centinaia di milioni di persone nel mondo!
giovedì 4 novembre 2010
I tre giorni di Patzcuaro e i due dei muertos
Con qualche giorno di ritardo..arieccoci.
Abbiamo lasciato Guanjuato percorrendo il nostro primo tratto in autobus e devo dire che sono mezzi di trasporto ben attrezzati e confortevoli (ok ne riparliamo quando dovremmo farci 14 ore). La tratta fino a Morelia ci ha permesso di conoscere Nestor simpaticissimo studente di chitarra classica all'universita' di Guanajuato proveniente dalla Colombia. Dopo quattro chiacchere decidiamo di scambiarci i numeri di telefono e di sentirci nel tardo pomeriggio, quando lui da Morelia verra' a Patzcuaro e noi ci saremo sistemati. Ci salutiamo e noi proseguiamo alla volta di Patzcuaro. Il paesaggio cambia notevolmente pur avvicinandoci ad uno dei pueblo piu'indio e ricco di tradizioni di tutto il Mexico, ci troviamo improvvisamente di fronte a praterie, cowboys e fattorie...
Arrivati a Patzcuaro abbiamo la sensazione che il tempo si sia davvero fermato, ma neanche..e' qualcosa di piu'..come scrive Cacucci nella Polvere del Messico, Patzcuaro da' la sensazione di trovarsi in un altrove.
Ed e' vero, e' un pueblo polveroso, misterioso e ricco di tradizione. A Patzcuaro e nei meravigliosi villaggi intorno al suo lago esistono ancora gli indio purepecha (taraschi per i dominatori spagnoli) che sono sopravvissuti grazie al comunismo ante litteram del vescovo Vasco de Quiroga che non soggiogo' gli indios come altri conquistadores, ma ispirandosi ad Utopia di Tommaso Moro li spinse ad organizzarsi in comunita' autonome di artigiani.
Nel pomeriggio gironzoliamo per il centro e ci imbattiamo nei frenetici preparativi per l'imminente noche de muertos (lo stato del Michoacan dove ci troviamo e'quello in cui si celebra maggiormente questa tradizione) che a Patzacuaro e' celebrata anche da un'altra tradizione religiosa ovvero una processione a cavallo che parte da Morelia alle cinque del mattino e arriva alla cattedrale di Patzcuaro dopo 53 kilometri. La chiesa e il chiostro brulicano letteralmente di cowboys (fatti e finiti con stivali, cappelli e tutto l'armamentario...che credevate) di cowgirls e di cowkids, che dopo aver portato fin qui la loro devozione e dopo essersi rifocillati risalgono in sella pronti a tornare verso casa. Noi invece siamo pronti a scoprire Patzcuaro.
Ci prepariamo ad affrontare la noche de muertos e riusciamo anche a darci appuntamento con Nestor per trascorrere insieme la serata. Prendiamo un battello per l'isola di Janitzio, fa un freddo cane, e appena arrivati veniamo assaliti da una folla sovraumana che fa crollare improvvisamente le nostre aspettative. Riusciamo nonostante la folla a vederci con Nestor e a bere insieme una birra prima di recarci al Panteon (cimitero). Una volta entrati (dopo un'ora e mezza) tutti e tre ci sentiamo perfettamente fuori luogo, il piccolissimo cimitero interamente addobbato e illuminato da candele e' violato da centinaia di migliaia di turisti chiassosi che si mettono in posa di fianco agli altari fatti di fiori e distruggono tutto al loro passaggio fregandosene altamente di insultare in barbaro modo le persone che sono li per i loro cari.
Siamo veramente allibiti e con l'amaro in bocca, ci aspettavamo un notte totalmente diversa, tutta quella gente ci ha sconvolto, ma ancora di piu' gli occhi dei messicani che cercavano di farti capire che si' e' una loro profondissima tradizione(loro sono davvero mobilitati per giorni per i preparativi), ma e' un rito privato. Non e' nostra la notte avvolta negli scialli di lana, non e' nostra la notte di veglia per non lasciare che l'anima di un defunto non trovi nessuno al suo ritorno, spesso purtroppo non e' nostro neanche il buonsenso.
A notte fonda ormai torniamo a Patzcuaro, mangiamo uno, due, tre, tacos e salutiamo Nestor con cui ormai siamo amicissimi promettendo inviti in Italia e accogliendo inviti in Colombia!
La mattina seguente decidiamo di esplorare i villaggi nei dintorni del lago e con sorpresa viviamo il nostro bellissimo dia de muertos.
Arrivati a Tzintzuntzan i cimiteri sono ancora pieni di familiari che sono li dalla notte precedente, non ci sentiamo degli intrusi e anzi riusciamo ad emozionarci molto e a percepire davvero il senso di questa tradizione. Sono tutti affacendati a chiaccherare, mangiare, pregare, cantare e tra le sensazioni piu' belle emerge un fortissimo senso di condivisione che abbraccia tutti nessuno escluso. Non ci sono differenze qui, la terra e' terra di tutti e per tutti, rossa e polverosa....semplice. C'e' un tripudio di candele, fiori arancioni e odore pungente di tacos, e' pura magia e misticismo. Il fatto che la gente sia allegra e colorata non vuol dire che non soffra o non ricordi degnamente i propri cari. Anzi. Sono tutti impegnati per una notte intera e per un intero giorno a far si che lo spirito o l'anima (chiamatela come volete) del proprio defunto trovi affetto al suo ritorno sapendo cosi di non essere mai stato abbandonato.
Abbiamo lasciato Guanjuato percorrendo il nostro primo tratto in autobus e devo dire che sono mezzi di trasporto ben attrezzati e confortevoli (ok ne riparliamo quando dovremmo farci 14 ore). La tratta fino a Morelia ci ha permesso di conoscere Nestor simpaticissimo studente di chitarra classica all'universita' di Guanajuato proveniente dalla Colombia. Dopo quattro chiacchere decidiamo di scambiarci i numeri di telefono e di sentirci nel tardo pomeriggio, quando lui da Morelia verra' a Patzcuaro e noi ci saremo sistemati. Ci salutiamo e noi proseguiamo alla volta di Patzcuaro. Il paesaggio cambia notevolmente pur avvicinandoci ad uno dei pueblo piu'indio e ricco di tradizioni di tutto il Mexico, ci troviamo improvvisamente di fronte a praterie, cowboys e fattorie...
Arrivati a Patzcuaro abbiamo la sensazione che il tempo si sia davvero fermato, ma neanche..e' qualcosa di piu'..come scrive Cacucci nella Polvere del Messico, Patzcuaro da' la sensazione di trovarsi in un altrove.
Ed e' vero, e' un pueblo polveroso, misterioso e ricco di tradizione. A Patzcuaro e nei meravigliosi villaggi intorno al suo lago esistono ancora gli indio purepecha (taraschi per i dominatori spagnoli) che sono sopravvissuti grazie al comunismo ante litteram del vescovo Vasco de Quiroga che non soggiogo' gli indios come altri conquistadores, ma ispirandosi ad Utopia di Tommaso Moro li spinse ad organizzarsi in comunita' autonome di artigiani.
Nel pomeriggio gironzoliamo per il centro e ci imbattiamo nei frenetici preparativi per l'imminente noche de muertos (lo stato del Michoacan dove ci troviamo e'quello in cui si celebra maggiormente questa tradizione) che a Patzacuaro e' celebrata anche da un'altra tradizione religiosa ovvero una processione a cavallo che parte da Morelia alle cinque del mattino e arriva alla cattedrale di Patzcuaro dopo 53 kilometri. La chiesa e il chiostro brulicano letteralmente di cowboys (fatti e finiti con stivali, cappelli e tutto l'armamentario...che credevate) di cowgirls e di cowkids, che dopo aver portato fin qui la loro devozione e dopo essersi rifocillati risalgono in sella pronti a tornare verso casa. Noi invece siamo pronti a scoprire Patzcuaro.
Ci prepariamo ad affrontare la noche de muertos e riusciamo anche a darci appuntamento con Nestor per trascorrere insieme la serata. Prendiamo un battello per l'isola di Janitzio, fa un freddo cane, e appena arrivati veniamo assaliti da una folla sovraumana che fa crollare improvvisamente le nostre aspettative. Riusciamo nonostante la folla a vederci con Nestor e a bere insieme una birra prima di recarci al Panteon (cimitero). Una volta entrati (dopo un'ora e mezza) tutti e tre ci sentiamo perfettamente fuori luogo, il piccolissimo cimitero interamente addobbato e illuminato da candele e' violato da centinaia di migliaia di turisti chiassosi che si mettono in posa di fianco agli altari fatti di fiori e distruggono tutto al loro passaggio fregandosene altamente di insultare in barbaro modo le persone che sono li per i loro cari.
Siamo veramente allibiti e con l'amaro in bocca, ci aspettavamo un notte totalmente diversa, tutta quella gente ci ha sconvolto, ma ancora di piu' gli occhi dei messicani che cercavano di farti capire che si' e' una loro profondissima tradizione(loro sono davvero mobilitati per giorni per i preparativi), ma e' un rito privato. Non e' nostra la notte avvolta negli scialli di lana, non e' nostra la notte di veglia per non lasciare che l'anima di un defunto non trovi nessuno al suo ritorno, spesso purtroppo non e' nostro neanche il buonsenso.
A notte fonda ormai torniamo a Patzcuaro, mangiamo uno, due, tre, tacos e salutiamo Nestor con cui ormai siamo amicissimi promettendo inviti in Italia e accogliendo inviti in Colombia!
La mattina seguente decidiamo di esplorare i villaggi nei dintorni del lago e con sorpresa viviamo il nostro bellissimo dia de muertos.
Arrivati a Tzintzuntzan i cimiteri sono ancora pieni di familiari che sono li dalla notte precedente, non ci sentiamo degli intrusi e anzi riusciamo ad emozionarci molto e a percepire davvero il senso di questa tradizione. Sono tutti affacendati a chiaccherare, mangiare, pregare, cantare e tra le sensazioni piu' belle emerge un fortissimo senso di condivisione che abbraccia tutti nessuno escluso. Non ci sono differenze qui, la terra e' terra di tutti e per tutti, rossa e polverosa....semplice. C'e' un tripudio di candele, fiori arancioni e odore pungente di tacos, e' pura magia e misticismo. Il fatto che la gente sia allegra e colorata non vuol dire che non soffra o non ricordi degnamente i propri cari. Anzi. Sono tutti impegnati per una notte intera e per un intero giorno a far si che lo spirito o l'anima (chiamatela come volete) del proprio defunto trovi affetto al suo ritorno sapendo cosi di non essere mai stato abbandonato.
lunedì 1 novembre 2010
NON PIU' LEGALE
Ieri siamo andati alla stazione degli autobus per fare il nostro primo biglietto. Abbiamo rinunciato ad affittare una macchina perché purtroppo non potremo andare al santuario de la mariposa monarca che quest'anno aprirà solo il 13 novembre e quindi dopo los dias de muertos a patzcuaro passeremo una notte a morelia. Andando alla stacion central abbiamo avuto un ulteriore assaggio di messicanità quando un corpulento signore, non trovando posto a sedere sul bus ha visto a terra un secchio, l'ha preso, l'ha girato e ci si è seduto sopra illuminando con il suo sorriso l'emblematica scritta della sua maglietta:
"turista de clase *****"!
Dopo un pomeriggio a zonzo,una divertente serata a seguito di una callejoneada e una dormita rigenerante eccoci qui, carichi dei nostri zaini e pronti a partire! Il taxi ci viene a prendere alle 7 e di corsa chiudiamo le cose, lasciamo la propina in camera e andiamo a salutare la proprietaria dell'hostal. Inaspettatamente ci accoglie sulla porta della sua camera, assonnata e in pigiama, comunicandoci gentilmente che sono appena le 6 a causa del cambio dell' ora che è arrivato pure qui e che avevamo bellamente scordato... Maledetta globalizzazione!
"turista de clase *****"!
Dopo un pomeriggio a zonzo,una divertente serata a seguito di una callejoneada e una dormita rigenerante eccoci qui, carichi dei nostri zaini e pronti a partire! Il taxi ci viene a prendere alle 7 e di corsa chiudiamo le cose, lasciamo la propina in camera e andiamo a salutare la proprietaria dell'hostal. Inaspettatamente ci accoglie sulla porta della sua camera, assonnata e in pigiama, comunicandoci gentilmente che sono appena le 6 a causa del cambio dell' ora che è arrivato pure qui e che avevamo bellamente scordato... Maledetta globalizzazione!
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