Con qualche giorno di ritardo..arieccoci.
Abbiamo lasciato Guanjuato percorrendo il nostro primo tratto in autobus e devo dire che sono mezzi di trasporto ben attrezzati e confortevoli (ok ne riparliamo quando dovremmo farci 14 ore). La tratta fino a Morelia ci ha permesso di conoscere Nestor simpaticissimo studente di chitarra classica all'universita' di Guanajuato proveniente dalla Colombia. Dopo quattro chiacchere decidiamo di scambiarci i numeri di telefono e di sentirci nel tardo pomeriggio, quando lui da Morelia verra' a Patzcuaro e noi ci saremo sistemati. Ci salutiamo e noi proseguiamo alla volta di Patzcuaro. Il paesaggio cambia notevolmente pur avvicinandoci ad uno dei pueblo piu'indio e ricco di tradizioni di tutto il Mexico, ci troviamo improvvisamente di fronte a praterie, cowboys e fattorie...
Arrivati a Patzcuaro abbiamo la sensazione che il tempo si sia davvero fermato, ma neanche..e' qualcosa di piu'..come scrive Cacucci nella Polvere del Messico, Patzcuaro da' la sensazione di trovarsi in un altrove.
Ed e' vero, e' un pueblo polveroso, misterioso e ricco di tradizione. A Patzcuaro e nei meravigliosi villaggi intorno al suo lago esistono ancora gli indio purepecha (taraschi per i dominatori spagnoli) che sono sopravvissuti grazie al comunismo ante litteram del vescovo Vasco de Quiroga che non soggiogo' gli indios come altri conquistadores, ma ispirandosi ad Utopia di Tommaso Moro li spinse ad organizzarsi in comunita' autonome di artigiani.
Nel pomeriggio gironzoliamo per il centro e ci imbattiamo nei frenetici preparativi per l'imminente noche de muertos (lo stato del Michoacan dove ci troviamo e'quello in cui si celebra maggiormente questa tradizione) che a Patzacuaro e' celebrata anche da un'altra tradizione religiosa ovvero una processione a cavallo che parte da Morelia alle cinque del mattino e arriva alla cattedrale di Patzcuaro dopo 53 kilometri. La chiesa e il chiostro brulicano letteralmente di cowboys (fatti e finiti con stivali, cappelli e tutto l'armamentario...che credevate) di cowgirls e di cowkids, che dopo aver portato fin qui la loro devozione e dopo essersi rifocillati risalgono in sella pronti a tornare verso casa. Noi invece siamo pronti a scoprire Patzcuaro.
Ci prepariamo ad affrontare la noche de muertos e riusciamo anche a darci appuntamento con Nestor per trascorrere insieme la serata. Prendiamo un battello per l'isola di Janitzio, fa un freddo cane, e appena arrivati veniamo assaliti da una folla sovraumana che fa crollare improvvisamente le nostre aspettative. Riusciamo nonostante la folla a vederci con Nestor e a bere insieme una birra prima di recarci al Panteon (cimitero). Una volta entrati (dopo un'ora e mezza) tutti e tre ci sentiamo perfettamente fuori luogo, il piccolissimo cimitero interamente addobbato e illuminato da candele e' violato da centinaia di migliaia di turisti chiassosi che si mettono in posa di fianco agli altari fatti di fiori e distruggono tutto al loro passaggio fregandosene altamente di insultare in barbaro modo le persone che sono li per i loro cari.
Siamo veramente allibiti e con l'amaro in bocca, ci aspettavamo un notte totalmente diversa, tutta quella gente ci ha sconvolto, ma ancora di piu' gli occhi dei messicani che cercavano di farti capire che si' e' una loro profondissima tradizione(loro sono davvero mobilitati per giorni per i preparativi), ma e' un rito privato. Non e' nostra la notte avvolta negli scialli di lana, non e' nostra la notte di veglia per non lasciare che l'anima di un defunto non trovi nessuno al suo ritorno, spesso purtroppo non e' nostro neanche il buonsenso.
A notte fonda ormai torniamo a Patzcuaro, mangiamo uno, due, tre, tacos e salutiamo Nestor con cui ormai siamo amicissimi promettendo inviti in Italia e accogliendo inviti in Colombia!
La mattina seguente decidiamo di esplorare i villaggi nei dintorni del lago e con sorpresa viviamo il nostro bellissimo dia de muertos.
Arrivati a Tzintzuntzan i cimiteri sono ancora pieni di familiari che sono li dalla notte precedente, non ci sentiamo degli intrusi e anzi riusciamo ad emozionarci molto e a percepire davvero il senso di questa tradizione. Sono tutti affacendati a chiaccherare, mangiare, pregare, cantare e tra le sensazioni piu' belle emerge un fortissimo senso di condivisione che abbraccia tutti nessuno escluso. Non ci sono differenze qui, la terra e' terra di tutti e per tutti, rossa e polverosa....semplice. C'e' un tripudio di candele, fiori arancioni e odore pungente di tacos, e' pura magia e misticismo. Il fatto che la gente sia allegra e colorata non vuol dire che non soffra o non ricordi degnamente i propri cari. Anzi. Sono tutti impegnati per una notte intera e per un intero giorno a far si che lo spirito o l'anima (chiamatela come volete) del proprio defunto trovi affetto al suo ritorno sapendo cosi di non essere mai stato abbandonato.
53 km a cavallooo??? devozionissima ! hai capito i cowboys...
RispondiElimina